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Bibliografia

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Suggerimenti per una bibliografia letteraria



VINCENZO MONTI - I versi in cui il Monti ricorda Nemi e i suoi miti si posso-no leggere nel contesto del poemetto La Feroniade in: Vincenzo Monti, Versi, Caio Gracco, la Feroniade. Torino, Emaudi, C. 1977. Collana dei Classici Ricciardi.

GEORGE GORDON BYRON - Il poeta inglese ha dedicato a Nemi un suggesti­vo elogio nel Pellegrinaggio di Aroldo che si può leggere nella traduzione di A.

Ricci, Firenze, Sansoni, 1951. I versi in oggetto sono riportati comunque da Tito

Basili nel volumetto Passeggiate sui Colli d'Alba: Nemi. Latina, Tipografia "Eredi

F. Ferrazza", 1964, nella traduzione di C. Faccioli, pag. 12.

GIAMBATTISTA MACCARI - Questo poeta della scuola romana ha scritto per Nemi versi molto musicali di evidente gusto leopardiano in una poesia dedicata all'amico Pietro Codronchi.Le poesie del Maccari furono pubblicate in due raccolte:

nel 1856 dall'editore fiorentino Le Monnier, e nel 1869 ad Imola dall'editore Galeati. I versi per Nemi, però, si trovano citati ancora nel libro di Tito Basili alla pagina 5.

CORRADO ALVARO - Alcune osservazioni sulla zona tra il monte Cavo, l'Artemisio e Nemi, inerenti alla presenza di un'atmosfera sacrale e pregna dei ri­cordi di un passato millenario, si leggono in Roma vestita di nuovo, Milano, Bompiani, s.d.

GIULIO CESARE SANTINI - Un sonetto dedicato al lago di Nemi, scritto, per la verità, in un dialetto romanesco molto annacquato d'italiano, e perciò abbastanza insipido, si trova nella raccolta Annimete core..., Roma, Stabilimento Tipografico Centrale, 1931.

MASSIMO D'AZEGLIO - Una descrizione dello studio e del lavoro pittorico ispirati e favoriti dal contatto con gli "inesauribili tesori" della "bella natura" del lago di Nemi ci è offerta da un brano del capitolo XXII de I miei ricordi, Edizione Barion, 1931.

GEORGE SAND - Un appunto di questa celebre scrittrice, datato 12-4-1855, ci restituisce l'incanto del paesaggio lacustre immerso nel profumo di fiori. Lo si può vedere in A. Poli: Un inedito di George Sa,id. Bologna, 1956 e in L'italie daiis la vie et daus l'oeuvre de G. Sand, Parigi, 1956 dello stesso Poli.

RICHARD VOSS - Da questo scrittore ci viene offerta una vera e propria sinfonia trionfale per Nemi in un brano che riesce a fondere suoni, colori, profumi, nel con­testo di una rievocazione anche un po' troppo caricata, che riunisce gusto del pitto­resco, mitologismo, enfasi sentimentale, e l'entusiasmo un po acritico del viaggia­tore pronto per disposizione d'animo ad una sorta di meraviglia programmata che lo spinge magari ad ignorare il paesaggio umano fatto di stento e di miseria che pure doveva circondarlo, per chiudere con l'esclamazione: "O pessimisti di tutto il mondo. io v'invito a pellegrinare verso questa terra divina'.". Lo si veda in Visio,ii

d'italia, Lanciano, Carabba, 1912. Inoltre lo si può leggere sparsamente nel già ci­tato lavoro di Tito Basili, e, per intero in Roiiia e la sua regioi~e nelle testii)ionia~i~e letterarie italia,ie e straniere: autologia di scritti dal XVI al XX secolo, a cura di Corrado Lampe, Roma, Editrice La linea, 1992, pp. 127-128.

WILHELM WAIBLINGER - La bellezza delle montagne e dei laghi del Latiiiiìi vetus viene cantata da questo poeta in un'ode la quale più che di paesaggio stato-d'animo alla maniera romantica sa di mitologismo esteriore e di Arcadia neoclassi­ca, pur rimanendo una significativa testimonianza delle impressioni incancellabili che luoghi così segnati dalla mano della natura, dalla storia e dalla mitologia pote­vano produrre nell'animo dei viaggiatori stranieri. Questo componimento si può vedere in Tito Basili, op. cit., riportato per frammenti, o per intero in ROiJ?a e la sua regione nelle testinionianze letterarie... op. cit., pp. 102-103.

CORRADO RICCI - Un brano su Nemi, il lago, il tempio di Diana, le celebri navi sacre, pieno di sia pure attardata poesia delle rovine, nel confronto tra lo splendore di un passato di potenza e magnificenza ed un presente bello di "bellezza solinga e profonda", è ciò che offre il Ricci in Il lago di Nei~?i, in Emponiim: giugno 1924. Esso è riportato anche in Roi~ia e la stia regione iìelle testiinojlial?Ze let­terarie... op. cit. a pagina 129.

JAMES GEORGE FRAZER - Il ramo d'oro è quello che Enea raccolse per invi­to della Sibilla prima di accingersi al viaggio nel regno dei morti. Secondo gli anti­chi, a questa leggenda era legata la singolare usanza per cui solo chi fosse riuscito a strappare un ramo dell'albero che cresceva nel recinto del santuario di Diana a Nemi, uccidendo il sacerdote che vigilava su quei luoghi. poteva succedergli come "rex nemorensis". Interessato per quello che sembrava un barbaro costume soprav­vissuto fino ai tempi dell'impero romano. Frazer iniziò una ricerca sui motivi fon­damentali che potevano averlo ispirato. confrontando miti e riti di ogni tempo e di ogni luogo. Nacque così, da Nemi, Il ~,,io (1'(),y) monumentale ciclo di antropolo­gia religiosa comparata, che pubblicato in edizione definitiva tra il 1911 e il 1915. è ancora oggi un punto di riferimento obbligato per etnologi ed antropologi. Ma Frazer non era solo un grande studioso, era anche uno dei più grandi scrittori del suo tempo. Così, i primi capitoli de Il i~i>io d'o,o (si parla dell'edizione ridotta ap­prestata dallo stesso Frazer) contengono una delle più suggestive descrizioni di Nemi, e pieno di tensione e di un efficacie crescendo drammatico è il racconto della tragica cerimonia del re del bosco e dei miti di Diana e Virbio e di Artemide ed Ippolito ad esso correlati.

Si veda Il ramo d'oro: studio sulla magia e la religio~ie di James Frazer, Torino, Bollati-Boringhieri, 1990, specialmente alle pagine 9 - 18.

Alla fine di questa breve rassegna di testi letterari su Nemi e i suoi miti, non si può dimenticare che questo paesaggio ispirò anche pittori come Nicolas Poussin, Claude Lorraine e Salvator Rosa. Non solo, ma uno dei più celebri brani musicali di tutti i tempi, 1' "Ave Maria" di Gounod, fu composto a Nemi, come può testimi­niare la scritta che porta la stessa chitarra del compositore francese: "Nemi 24 apri-


Bibliografia Archeologica

La numerosa letteratura archeologica sul lago di Nemi è riservata quasi esclusiva­mente alle navi di Caligola e al Santuario di Diana, ad eccezione di alcuni testi o articoli che trattano di rinvenimenti in età protostorica sul versante nord-est del cratere, in località Fontan Tempesta, e su quello orientale, in località San Nicola e nella zona di 5. Maria:

Notizie degli Scavi 1885, pp. 90 Ss.;

Bii/lettino di Palet,iologia Italiana, Il, 1876, p. 193; IV, 1878, pp. 97-98; VI, 1880, pp. 52 ss.; XXII, 1898, pp. 70-71.

P. G. GIEROW The Iroii Age Culture of Latiuni, Ijj Alban Hills, Lund 1964, pp.

361,364.

P. CHIARUCCI, "Colli Albani - preistoria e protostoria", in Documento Albana, I 5., n. 5, 1978, pp. 154, 165-166.

G. CARANCINI, "L'eta del bronzo in Italia nei secoli dal XVI al XIV a.C.", in Rosse gna di Archeologia, 1991-92, pp.239-240.

C. GIARDINO, "Il ripostiglio di Nemi", in Docii,iieiito Alha,ia, Il 5., n. 5, 1985, pp. 7 55.

Sul lago in generale si vedano:

E. LUCIDI, Meniorie storiche dell 'a,itichissimo Municipio ora terra dell 'A riccio e de/le sue colonie Genzono e Nemi, rist. a cura di R. Lefevre 1976.

C. FEA, Varietù di notizie economiche, fisiche, antiquarie, sopra Castelgandolfo, Albano, Ariccia, Nenii, loro laghi ed emissari, Roma 1820 (entrambi a carattere antiquario).

G. TOMASSETTI, Lo compoguo roiiiana antica, nìedie~'ale, ,iiodenio, ed. Roma 1979, Il, pp. 307-334.

L. DEVOTI, Specultini Dionne, autiche memorie sulle rive del lago di Neini, Roma 1980.

L. DEVOTI, Conipog~io roniono viva, Speculuiii Dionne, Frascati 1987 (con bi­bliografia essenziale abbastanza completa).

G GHINI, Museo Navi Ronìane-Soiituario di Dinuo o Neiiii, ed. Poligrafico dello Stato, Roma 1992.

Su alcuni monumenti in particolare si vedano:
G. UCELLI, "L'emissario del Lago di Nemi", in Le Mero~'iglie del Passato, 1954, pp. 391-398.

L. BORSARI in Notizie degli Scovi di A,itichità 1888, pp. 194-196 (sulla villa in località 5. Maria).

L. BORSARI in Notizie degli Scovi di A,itichitù 1884, pp. 238-239 (sulla necropo­li de Le Mole)

Sul Santuario di Diana e in particolare sugli scavi condotti a partire dal XVII seco­lo esiste un'ampia documentazione bibliografica, ricca di relazioni di scavo anche se. purtroppo. nella maggior parte dei casi priva di un apparato critico e molto ca­rente per quanto riguarda la documentazione grafica e fotografica.

Sugli scavi condotti da G. Argolo nel 1637 per conto dei Frangipane, signori di Nemi, che portarono al rinvenimento di una stipe votiva, esiste una breve relazione in una lettera dello stesso erudito, riportata, circa un secolo dopo, in J. C. GRAE­VIUS, Thesaurus A~itiquitatum Romanorum, Venezia 1732-37, pp. 752-757.

I resti rinvenuti sono descritti dall'Holstenius nelle Annotationes in Itoliam Antiquani Cluverii, Roma 1666, p. 923 e vengono rappresentati nel { 215 del Codice Barberino Latino 1871, conservato presso la Biblioteca Vaticana.

I risultati degli scavi condotti nel 1791-98 dal Cardinale Antonio Despuig sono de­scritti in C. FEA, Lettera critica all'abate Ratti, Roma 1796, p. 34 e in J. M. BOVER Y ROSELLO, Noticia bistorico-artistica de los Museos del E,ìii,ientissimo Sellor Cardennì Despuig exsistentes en Mal/orco, Palma de Maiorca 1845. I materiali rinvenuti in parte rimasero nella città spagnola, in parte furono venduti alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen (E POULSEN, "Nemi Studies", in Acta Archaelogica, 12, 1941, pp. 1-52). Scavi intensi, anche se limitati nel tempo, sono quelli condotti nel 1885 da Lord Savile Lumley, ambasciatore in­glese a Roma, di cui lui stesso fece un resoconto nel Journal of the British and Anierican Archaeology Society of Rame, I, 2, 1885-86, pp. 60-74, cui seguì, ad opera di G. H. WALLIS, Catalogue of Classienì Antiquities from the Site of the Te~nple of Diana, Nemi, Italy, Notti ngham 1891. I dati dello scavo confluirono in resoconti riportati da R. LANCIANI, in The Athenaeum 3024, 1885, pp. 477-478.

O. RO55DACH, in ~u((eU(no d~1('f~iiturn ((i C()rHsp()udOH~ Ar~hoo1ogicu i ~ pp. 149-157.

W. HELBIG, ibid., pp. 225-242.

H. VON ROHDEN, in Mitteilungeii des Deutschen Archaeologischeji histitii{v, RoemischeAbteilung, I, 1886, pp. 173-178.

Dissensi tra lo studioso e il proprietario del terreno, Principe Orsini. causarono la rapida conclusione delle ricerche, condotte sia ai nicchioni e alle cosiddette "celle donarie", sia al tempio e in vari punti della terrazza del Santuario. Il materiale rin­venuto, diviso a metà tra proprietario e sca\'atore. secondo la normativa dell'epoca. finì in parte al Museo della Città di Nottingham. città natale di Sir Sa\~ile Lumley (A. G. MacCORMICK et alii, My'steries of Dm170. The atitiqltities f1Y)t1i Netui i,i Nottinghanì Museunis, Nottingham 1983), in parte venne venduto dagli Orsini alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen.

Sugli scavi condotti dal governo italiano tra il 1885 e il 1895 esistono scarni reso­conti di scavo in Notizie degli Sca~i, 1885, 1887, 1888, passim (a cura di L. Borsari), 1889 ( a cura di R. Lanciani) e in A~Jioelogia 1887, L, lI, pp. 58-65. Parte del materiale rinvenuto fu venduto al Museum of Fine Arts di Boston (E. ROBINSON, Descnj>tion of twentv-diree objects found oli the site of the Artemisium of Nemi "nemus Dianne", dunng the excavatioìis yf Sig. Litigi Boccanera, in the Spring of 1587 and now in the Museum afFine Arts in Boston, Boston 1889).

Nel 1895 l'incarico di riprendere le indagini venne affidato all'antiquario Eliseo Borghi, che contemporaneamente stava tentando il recupero delle navi nel lago, con metodi ed intenti decisamente discutibili; i risultati dei suoi scavi vennero esposti in Notizie degli Scavi dello stesso anno.

Tra il 1924 e il 1926 vennero éondotti da E. Gatti gli scavi al vicino teatro, pubbli­

cati nel 1931 su Notizie degli scavi da L. Morpurgo (1928, pp. 237-305). Testi esaustivi sul Santuario e in particolare sulle indagini condotte per chi voglia avere un quadro completo sono senz'altro:

L. MORPURGO, "Nemus Aricinum", in Accademia dei Lincei, Monumenti autichi, XIII, 1903, pp. 297-368.

A. G. MacCORMICK et alii, o'). cit.

G. CAPPELLI, "Note sul Tempio di Diana a Nemi", in Documento A/bonn, Il s.9, 1987, pp. 7-16.

F. COARELLI, I Santuari del Lazio i,i età repubblicana, Roma 1987, pp. 165-185. L. DEVOTI, app. citt.

Sulle ricerche al Santuario e al Tempio recentemente riprese:

G. GHINI, "La ripresa delle indagini al santuario di Diana a Nemi", in Quaderni di A~chea/agio etrusca-italica, 21, Archeologia Laziale XI, 1993, pp. 277-289.

Una menzione a parte meritano gli studi sull'aspetto storico-religioso del culto pra­ticato nel Santuario, di cui si citano i più significativi, dal famoso Ra,no d'ora di J. FRAZER, ed. Torino 1973, ai più recenti R. SCHILLING, "Une victime des vicis­~itudes politique~, la Diana latine", in NonlJJJages ~ J Dayef, C0//. Latomus, 45, Bruxelles 1960, pp. 650-657; E H. PAIRAULT, "Diana Nemorensis, déesse latine, déesse héllenisée", in Mé/anges de l'eco/e Fraucaise LXXXI, 1969, pp. 425-471; E. SIMON, s.v. "Diana" in Lexicaj? Mito/a gine Carpus, Il, 1984, pp. 729-849; 'M. MENICOCCI, "Diana latina - analisi delle tradizioni di Diana Nemorense", in Documento Albana Il s.11, 1989, pp. 11-20; C. AMPOLO, "Boschi sacri e culti

féderali: l'esempio del Lazio", in Les Bois sacrés, Actes du Colloq[Ie IYiterjiotiouol

du Centre Jean Bérard, Napoli 1993, pp. 159-170.

Infine, per quanto riguarda la storia delle navi di Caligola e del loro ritrovamento, si rimanda alla bibliografia citata da G. UCELLI, Le navi di Nemi, Roma 1952 e, per il periodo precedente, a quella contenuta in L. MARIANI, Le navi di Neijii nel/o bibliografia, Roma 1942.

Si veda inoltre, anche se ormai superato per quanto riguarda l'allestimento del Museo, G. MORETTI, C. CAPRINO, Il iJ~iisea de//e Navi Ronione di Nenii, Roma 19


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