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Il tempio di Diana
"Rispettando le stesse proporzioni ma con delle varianti si costruiscono anche altri tipi di templi, come quello di Castore nel Circo Flaminio e quello di Veionve tra i due boschi sacri, o quello di Diana Nemorense che presenta un'aggiunta di colonne a destra e a sinistra del pronao... Le loro proporzioni sono le stesse.
Le celle infatti hanno una lunghezza doppia della larghezza; le parti che solitamente stanno sulla fronte sono trasferite lateralmente."
Così Vitruvio nel suo testo sull'architettura romana (8, IV, ed. Studio Tesi Pordenone 1990, trad. di L. Mingotto) descrive il Tempio di Diana secondo la ricostruzione visibile ai suoi tempi, ossia in età augustea.
Si trattava dunque di un edificio con cella trasversale, più larga che lunga, e pronao sporgente.
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Tuttavia quello che si rinvenne durante gli scavi condotti nel 1885 da Lord Savile Lumley in corrispondenza del casale che insiste sulle strutture identificate con il tempio non sembra coincidere con tale descrizione, che neppure i limitati sondaggi condotti dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio hanno potuto confermare. |