INFIORATA Genzano Di Roma

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Le Chiese

Genzano di Roma

La Chiesa dei Cappuccini


La chiesa con annesso convento è uno dei fulcri del sistema delle olmate volute da Giuliano Cesarini intorno all'anno 1643. Il complesso venne realizzato grazie alla volontà dei Genzanesi e all'intervento del medesimo duca, che favorì il trasferimento dei frati dal precedente scomodo convento che possedevano sulle pendici del lago di Nemi, avendo a tale scopo comprato un terreno il 18 gennaio 1638 "in loco deto dela Strada dela Roccha" (Rocca di Papa), con la prospettiva di realizzare un determinante nodo nella triangolazione delle strade olmate. Il progetto fu affidato a Fra Michele da Bergamo, Cappuccino Fabriciere - a quei tempi al servizio del pontefice Urbano VIII - che in precedenza aveva ideato la chiesa e il convento dei Cappuccini ad Albano (1619), come pure il Santuario di Galloro, nel territorio di Ariccia (1624). Il semplice edificio monastico è caratterizzato dall'essenziale facciata timpanata, con oculo finestrato al centro, portale timpanato di peperino in rilievo rispetto alla superficie, e finestra rettangolare centrale, (questi ultimi, però, non sono quelli originali essendo stati danneggiati durante l'ultima guerra). I caratteri architettonici sono in linea con le indicazioni tipiche dell'Ordine religioso che prescriveva organismi semplici, con decorazioni non ridondanti ed interni sobri e ben illuminati dove poter accordare la necessaria attenzione alla predicazione ed alla funzione religiosa. L'interno ha un'aula coperta con volta a botte, due cappelle per lato e altare maggiore su presbiterio rialzato di tre scalini. Qui, la memoria della famiglia Cesarini è presente con i piccoli dipinti ad olio su tela raffiguranti il duca Giuliano III, il fratello Filippo ed anche Gaetano (primogenito figlio di Livia Cesarini e di Federico Sforza); le solenni sembianze della duchessa Livia sono rappresentate dal bel busto in marmo fatto scolpire nel 1851 da Lorenzo Sforza Cesarini. Nella prima cappella a sinistra, infine, la lapide con busto di Camillo Iacobini opera dello scultore Pietro Tenerani. Nel convento, cui si accede alla destra della chiesa ed oggi tenuto dalla Piccole suore dell'Assunzione, è interessante il piccolo chiostro con pilastri in semplici conci squadrati di peperino sovrapposti, probabilmente di recupero da edifici di epoca romana, che offre al visitatore un'incantevole atmosfera di semplicità e raccoglimento.

La chiesa della SS. Trinità


A partire dal 1781, sull'antica strada postale per Napoli, attuale corso Gramsci, venne realizzata la "chiesa nuova della collegiata, originariamente dedicata alla SS. Trinità. Fu consacrata soltanto nel 1808 e segnata dai pesanti sacrifici della popolazione di Genzano per la sua edificazione. Il progetto venne affidato a Pietro Camporese (1726-1781) e, alla sua morte, al giovanissimo figlio Giuseppe Camporese (1763-1822), noto per essere stato uno degli esponenti più importanti del rinnovamento del gusto architettonico degli inizi del secolo scorso a Roma, in seguito al rifiuto del linguaggio barocco e all'affermarsi del movimento neoclassico. La grande facciata, richiama modelli cinquecenteschi romani, a cui si ispira per l'impianto tripartito a due ordini sovrapposti, con corpo centrale più alto e raccordato con volute a quelli laterali, ma al tempo stesso se ne distanzia per una marcata tensione per la semplificazione formale. L'effetto che ne risulta può sembrare freddo nella glaciale convenzionalità dello schema di facciata, ma al tempo stesso le conferisce una indubbia forza che la impone all'ambiente urbano ed al territorio circostante. La stessa sensibilità, votata all'essenzialità ed austerità, si riscontra all'esterno sui lati ed il retro dell'edificio, costituito da volumi semplici, aggregati come grossi blocchi monolitici, che lo stagliano sul paesaggio agricolo verso mare. L'interno è a croce latina coperta a volta e cupola, con cappelle ai lati comunicanti tra loro, transetto ed abside. Originariamente si presentava anch'esso bianco e privo di decorazioni e contribuiva, al pari della facciata, ad imprimere all'edificio un tono di astrazione formale rispetto ai caratteri del tessuto urbano circostante. Da notare, di particolare interesse, nella sacrestia una tela del XVII sec. dedicata a S. Vincenzo Ferreri, nell'altare del transetto destro una tela raffigurante la Madonna di Monserrato della seconda metà del XVII sec., capolavoro di Francesco Rosa (1638-1687, da F Petrucci op. cit.) e quattro busti dorati del XVII sec. di S. Sebastiano, S. Tommaso da Villanova patrono di Genzano,S. Emidio e S. Vincenzo Ferreri.


La chiesa della SS. Annunziata


Verso Sud, in direzione di Velletri e Nemi, troviamo la seconda delle chiese-convento di Genzano, che fu dei PPAgostiniani - Congregazione di Genova -dal 1611 fino al 1810; ma la "chiesiuola"con annesso "hospitale fuor de la Terra, sotto l'invocatione de Nuntiata", compare già negli atti di una visita pastorale del Maggio 1569. La facciata, risalente al 1786, presenta due ordini sovrapposti, con portale d'ingresso incorniciato da due colonne tuscaniche e, ai lati, due lesene per parte che racchiudono una nicchia. Nell'ordine superiore, sopra una grande trabeazione a fascia, una spaziosa finestra centrale con ai lati tre lesene con nicchie decorate da conchiglia. All'interno, attualmente inagibile, sulla navata rettangolare si aprono tre nicchie per parte. Oltre alla volta, attribuita a Girolamo Siciolante detto il Sermoneta (1521 - 1580) ma ritoccata in occasione di alcuni lavori di restauro inton no al 1892, è interessante la tela dell'altare maggiore raffigurante una Annunciazione, pregevole esempio di cultura tardomanierista romana databile tra la fine del '500 inizio del '600.

Santa Maria della Cima


Cuore palpitante della vecchia Genzano; domina dall'alto l'intero paese ed il colpo d'occhio, specialmente quando viene allestita l'Infiorata sulla via Livia, rimane incantevole. Il nome proviene dalla tradizione popolare che narra di un'immagine raffigurante la Maria Santissima, venerata sulla cima di un albero esistente sulla collina, ma potrebbe essere derivato, più semplicemente, dalla sua stessa posizione sulla cima del monte. L'architetto che ricostruì la chiesa di Santa Maria de Monte vulgo detta della Cima nel 1636 con dimensioni più ampie e diverso orientamento rispetto all'originaria cistercense, fu Giovanni Antonio De Rossi allora ventenne. Precedentemente la chiesa presentava la facciata rivolta verso il corsò vecchio del borgo medievale, su cui si affaccia anche l'interessante seicentesco palazzo Davin, antica sede comunale. Essendo cresciuta la popolazione, la vecchia chiesa minacciante ruina non era più sufficiente nè sicura. Si decise, pertanto di costruirne una nuova, ruotandone la facciata in direzione esterna al borgo, abbattendo a tale scopo una porzione delle mura urbane e ponendo in tal modo le premesse per il conseguente ampliamento della città, verso valle. La facciata tripartita della chiesa presenta un corpo centrale leggermente avanzato a due ordini sovrapposti, alta trabeazione, portale a timpano arcuato e soprastante finestrone, mentre le ali laterali a ordine unico sono raccordate alla parte centrale da volute, il timpano triangolare sulla sommità ne completa infine l'immagine. L'interno è ad unica navata coperta da volta a botte lunettata, con tre cappelle su ciascun lato e altare maggiore posto su un alto stilobate, enfatizza 170 da un arcone molto rilevato e sorretto da paraste composite. Sopra l'altare maggiore la grande pala del Cozza (1605-1682) rappresenta la Madonna in Gloria tra i Santi Pietro e Paolo, dipinto terminato intorno al 1660. Nella prima cappella a sinistra è invece, la Crocifissione tra i Santi Antonio Abate e Antonio da Padova attribuita a Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (163921709), dipinta intorno al 1670.

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